OpenMandriva: conversando con Gaël Duval

openmandriva_256px-Oma-logo-22042013_300pp-plainVi propongo qui la traduzione di un’intervista apparsa qualche giorno fa sul sito ufficiale di OpenMandriva, la distro nata dopo la decisione – ultima nella travagliata storia della software house francese – di non supportare più ufficialmente prodotti gratuiti. Questa distribuzione, come la derivata Mageia nata due anni fa, ha un posto speciale nel mio cuoricino perché è stata la prima distribuzione che ho provato ed è grazie al fatto che ha funzionato egregiamente che sono stato incoraggiato a proseguire nella scoperta del mondo Linux e dell’Open Source.

Eccovi dunque questa interessante chiacchierata con Gaël Duval, creatore nel 1997 di Mandrake Linux, poi divenuta Mandriva e ora OpenMandriva.

1. Parliamo un po’ delle orgini di Mandrake, il nome, l’immagine, i valori, le motivazioni?
Tutto cominciò come un progetto personale nel 1997. Ero un utente entusiasta di Linux su macchine i386, e un utilizzatore di KDE ancora allo stadio alfa.
Mi venne in mente in modo naturale l’idea di rilasciare una nuova distribuzione Linux per il desktop focalizzata sulla semplicità d’uso, che fosse attraente e potenzialmente competere come un’alernativa a Windows.
Cominciai a svilupparla, iniziando con Slackware come base, poi valutando Debian e Red Hat perché avevano un sistema di gestione dei pacchetti.
Alla fine decisi di utilizzare Red Hat per via della loro comunità molto attiva e della distro base che era semplice e ben fatta.
La prima versione, (numerata 5.0) non fu mai rilasciata. Continuai a migliorare l’integrazione con KDE aggiungendo sistemi migliori di accedere a dispositivi removibili (CD e così via).
Apettettai luscita di KDE 1.0, e poi rilasciai la prima versione della mia creatura nel luglio del 1998. E’ stata la vera prima distribuzione Linux per il desktop, con un ambiente grafico pienamente funzionante già da dopo l’installazione.
INon feci grandi annunci. Solo pochi post, soprattutto su mailing list legate a KDE. Postai anche su Slashdot, e la notizia fu selezionata. Non diceva molto, ma abbastanza da attrarre una massa di utenti e da avere la notizia riportata dalla maggior parte dei siti di notizie su Linux. Ma il fattore più importante che ne decretò il successo fu che era una distro che inconsciamente molta gente nella comunità IT. Erano pronti. Il momento era quello perfetto.
Parlando del nome, volevo qualcosa di particolare, semplice da pronunciare e da ricordare. Il primo nome a cui pensai fu “NetOS” e progettai anche un sito web con quel nome (credo sia ancora raggiungibile da qualche parte!). Ma sembrava troppo generico, neutrale.
Allora cercai un nome con quslche assonanza con Red Hat (una “e”, una “a” con due sillabe) e che avesse anche qualcosa in comune KDE (una “K” per esempio!). “Mandrake” mi venne subito in mente.
Per quanto riguarda lo spirito del progetto, era sicuramente inspirato dal desktop. Sono sempre stato un fanatico dell’interfaccia grafica, NeXT-dipendente. Nel 93/94 ricordo di aver addirittura scritto il prototipo di una GUI per PC ispirata a NeXTStep (sopra MS-DOS). Mi pare fosse fatta in turbo-pascal o turbo-C++
La seconda grossa motivazione era offrire alla gente una via di fuga dal dominio di Microsoft!

2. Quali sono stati i maggiori risultati e quali i maggiori errori?
Il più grande successo è stato fare di Mandrake un successo mondiale in termini di numero di download, ma anche di vendite, dato che da subito approdammo sul mercato statunitense. Attraverso un accordo con McMillan Publishing, i CD di Mandrake erano in vendita nelle librerie degli Stati Uniti.
Il più grave errore, secondo la mia opinione, è stato il non essere stati in grado di controllare le spese e di credere agli investitori che ci dicevano che eravamo troppo giovani per dirigere un’azienda con tanto potenziale. I manager con esperienza uccisero l’azienda, facendone un fornitore di servizi IT francese, come nei loro sogni.
In ogni caso altri fattori impattarono molto:
– l’avvento delle connessioni ADSL uccise la vendita di CD (ma il nostro modello del Club fu un ottimo modello nella transizione verso un nuovo modello di business, purtroppo poco supportato dalla dirigenza dell’azienda)
– Ubuntu non solo uscì con un prodotto leggermente superiore al nostro, ma fece crollare le vendite offrendo l’invio gratuito a chiunque dei CD di installazione. Quello è il vantaggio di avere un sacco di soldi da spendere!
Direi anche che in un mondo ideale sarei stato più ispirato a sceglere il sistema di pacchettizzazione DEB piuttosto che RPM, e in generale a basare la distro su Debian. Questo avrebbe permesso un maggior impatto e utilizzo da parte della comunità.

3. Hai qualche consiglio per l’associazione OpenMandriva e i suoi membri?
Muoversi verso nuove direzioni? C’è così tanto che si può fare con Linux come cuore e le tecnologie HTML5/JS per il desktop e le applicazioni.
E forse anche parlare meno e scrivere più codice (questo lo rivolgerei a tutti i progetti gestiti da comunità!).

4. Se avessi un sogno per OpenMandriva, quale sarebbe?
Diventare la Wikipedia del software.

Grazie …Gaël, a nome di tutta la comunità di OpenMandriva.

via openmandriva.org

 

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